Libertà vo cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta

Categoria: bici

in bici: il terrazzo

Domenica mattina.
Quasi dicembre e un sole impressionante.
Sfrutto l’occasione e accompagno in bici un amico architetto per la città.

Album.

Foto: barrriera

Diario: dal canale al distributore.

Ore 16:30, sabato.

Giramento di testa dovuto all’intera mattinata passata davanti al pc senza concludere nulla.
Provo a registrare un pezzo di un’aspirante canzone, ma il programma non vuole saperne di partire.
Di studiare nemmeno se ne parla.
I nervi sono ben tesi.
Guardo fuori, una giornata fantastica.
Qualche nuvola leggera, ma niente di che.

Beh forse è arrivato il momento di fare quel giro in bici che rimando da tanto.
Ok, è già tardi per partire, nel giro di due, massimo tre ore il sole sarebbe già calato, saluto la persona con cui stavo chattando e mi preparo.
Guanti, scarpette, tuta, felpa rigorosamente bianca, gonfio le ruote, bevo, prendo la bici e fuggo.

Appena mi sollevo da terra e le ruote iniziano a girare, con il loro dolce ronzio, rinasco.

I primi chilometri fino ai pressi del mare sono per lo più città, semafori, velocità, aria fredda negli occhi e sudore. Alla fine arrivo al sentiero , mi guardo attorno e decido di scattare qualche foto.
È solo quando scendo dalla bici che mi accorgo di quanto sono stanco. Poggio i piedi per terra e mi tremano le gambe. Ho i primi dieci chilometri tutti d’un fiato e le ginocchia mi ricordano che non sono allenato.

Preso fiato, inizio finalmente a rilassarmi a 360°. Percorro lentamente il sentiero che costeggia il canale, lungo uno sterrato fino ad allora sconosciuto a pochi passi dal lungomare visto centinaia di volte.

Lungo la strada mi imbatto in un paio di paesaggi niente male. Completamente inaspettati visto il posto in cui mi trovo. Di tanto in tanto delle papere mi attraversano la strada, ma non si lasciano minimamente avvicinare. Gli animali esteri danno più confidenza, frutto della loro vanità o della nostra solita diffidenza?

Dopo l’attraversata di campagne e il superamento di alcuni pescatori dallo sguardo poco accogliente, sbocco di nuovo sulla strada, visto che il sole è già sull’orizzonte decido di avviarmi verso casa.
Passati una decina di minuti mi accorgo che, sì, sta succedendo di nuovo.
Questa bici mi da tante soddisfazioni, è molto semplice quanto funzionale, va che è una meraviglia ed è piuttosto comoda. Ha solo un difetto. Quando è stata comprata non è stata regolata.
In pratica viti e bulloni sono stati stretti alla buona e già da tempo lasciavano intendere che presto avrebbero scioperato. E in quella strada buia di periferia non sarebbe stato un gran buon momento.

Era già da un po’ che il manubrio si muoveva un po’ troppo, ma ero riuscito a bloccarlo in avanti, non era il massimo dell’equilibrio ma riuscivo a proseguire.

Finché, buca dopo buca sento che si allenta sempre più. E mentre mi immagino tutti i modi in cui sarebbe potuta finire in quelle stradine buie, in velocità, con il manubrio svitato in mano, per una volta, faccio una scelta saggia, giro a destra e imbocco in un distributore di benzina.
Proprio in quel momento il manubrio si finisce di svitare, si mette in verticale e si blocca così.

Chiedo ai due che lavorano lì se hanno una chiave a brugola, ma nonostante gli sforzi, tirano fuori solo qualche cacciavite. Così dopo qualche violenza sulla bici, mi rendo conto che è rimasta solo l’ultima spiaggia, chiamare mio padre.

Forse aveva ragione uno dei due simpatici benzinai, non quello che continuava a cantare canzoni napoletane, l’altro: sarebbe stato meglio che oggi avessi letto qualche pagina in più, invece di uscire.

No, ne è valsa la pena.

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